LA SCUOLA DELLE STELLE NON SI È ARRESA
Fa caldo in Niger. Un caldo che non assomiglia a niente di ciò che conosciamo qui in Italia: è un caldo che pesa, che secca la gola, che fa sembrare ogni piccolo gesto uno sforzo enorme.
Eppure, in questo caldo, i nostri colleghi / fratelli dell’Associazione locale “Bambini nel Deserto Niger” con sede ad Agadez hanno installato una cisterna da 5.000 litri d’acqua. Cinquemila litri. Abbastanza da fare la differenza tra una scuola che funziona e una senza futuro.
La cisterna è collegata a un pozzo a grande diametro nel quale, nei mesi scorsi, è stata calata una pompa sommersa — silenziosa, instancabile — alimentata dai pannelli fotovoltaici che brillano sotto quel sole senza pietà. Il sole che brucia, e che allo stesso tempo permette di sollevare l’acqua.
Una piccola rivincita sul deserto.
A Takoukoute c’è “La Scuola delle Stelle”. Non è un nome scelto per caso: in mezzo al Sahara, di notte, le stelle sono davvero tutto il cielo. Qualche tempo fa, una tempesta l’aveva colpita duramente — tetto, muri, aule. Una di quelle tempeste di sabbia, vento e pioggia torrenziale che cancellano tutto in pochi minuti. La scuola era diventata inutilizzabile con il tetto in lamiera ondulata e gli infissi strappati via.
Anche grazie ai fondi dell’8 per Mille della Tavola Valdese — e quindi, alle firme che sempre più italiani appongono nella dichiarazione dei redditi indicando questo ente come beneficiario — abbiamo potuto rimetterla in piedi. E non solo questa ma anche il pozzo e la cisterna: l’alloggio per l’insegnante e i servizi igienici. La struttura stessa della scuola è stata totalmente riabilitata e restituita ai suoi bambini e al loro maestro.
UN ORTO, DELLE CAPRE E UN MAESTRO VIVACE
Nei prossimi mesi, attorno alla scuola nascerà qualcosa di nuovo: un orto scolastico e un piccolo allevamento di capre e pecore. Saranno gli alunni a prendersene cura. Loro e il loro maestro — vivace, dicono quelli che lo conoscono, con quella energia che solo chi crede davvero in quello che fa riesce a mantenere nel deserto.
L’acqua della cisterna servirà anche a questo: a far crescere verdure, a dissetare gli animali, a garantire ai bambini una dieta più sana e più varia. Piccole cose, forse. Ma nel Sahara, una zucchina in più sul piatto di un bambino è una vittoria concreta.
Più di dieci anni fa abbiamo cominciato a lavorare in queste terre. Da allora, ogni progetto completato è una traccia che lasciamo — un pozzo, un muro ricostruito, una cisterna piena d’acqua fresca. Il progetto si concluderà nei prossimi mesi. Ma quello che rimarrà — l’acqua, la scuola, l’orto, il sorriso di un bambino con un bicchiere in mano — quello rimarrà molto più a lungo.
Ancora una volta: grazie. A chi firma. A chi sostiene. A chi crede che valga la pena lasciare una traccia positiva, anche in mezzo al deserto.
