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La scuola di Ryszard Kapuściński

  • Autore: Bambini nel Deserto
  • Written: 01/29/2024

Sono già passati 10 anni dall’ultimazione dei lavori di costruzione della scuola primaria di Siny, un prezioso faro di speranza situato nel dipartimento di Absouya, provincia dell’Oubritenga, all’interno della regione Plateau-Central del Burkina Faso.

La realizzazione di questa scuola è stata possibile grazie al generoso contributo dell’Otto per Mille della Tavola Valdese, partner storico della nostra ONG.
Una collaborazione che si distingue da sempre per il sostegno a progetti che vanno oltre i confini della Cooperazione Internazionale, abbracciando anche le sempre più frequenti Emergenze Umanitarie.
Attualmente, la scuola accoglie oltre 180 bambini provenienti da un’area di 12 chilometri, offrendo loro un luogo sicuro e stimolante dove apprendere e crescere.
La scuola primaria è un vero pilastro nella comunità, un luogo dove i sogni prendono forma e le speranze si trasformano in realtà.
La scuola è stata dedicata alla memoria del grande giornalista e scrittore Ryszard Kapuściński, i cui libri, ancora oggi attualissimi, narrano le innumerevoli sfaccettature del continente africano dove fu per diversi anni l’inviato dell’agenzia di stampa polacca Pap.


La storia della scuola di Siny è un esempio tangibile di come il sostegno diretto e concreto possa dare vita a progetti duraturi e significativi.

Continueremo a impegnarci per garantire un futuro luminoso alle giovani menti, contribuendo così a plasmare una società più equa e prospera, un passo alla volta.
Dal 2000 la nostra missione, radicata nell’impegno per l’istruzione e lo sviluppo, continua a guidarci con sempre più determinazione.

Ryszard Kapuściński Pinsk, 4 marzo 1932 – Varsavia, 23 gennaio 2007 è stato un giornalista, scrittore e saggista polacco
Nato a Pinsk (allora parte della Polonia, oggi in Bielorussia), dopo gli studi a Varsavia lavorò fino al 1981 come corrispondente estero dell’agenzia di stampa polacca Pap. Inviò corrispondenze, tra l’altro, da vari paesi dell’Africa, dall’Iran, dall’URSS, che furono tradotte in tante lingue e pubblicate nelle maggiori testate di tutto il mondo. Il suo collega scrittore-giornalista Tiziano Terzani, lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez e il cileno Luis Sepúlveda lo hanno definito un «Maestro».
Fu testimone di ben 27 colpi di stato e rivoluzioni, fu imprigionato 40 volte e scampò a quattro sentenze di morte. Durante il giorno raccoglieva le informazioni per i dispacci accurati che mandava alla Pap. Di notte, stendeva lunghi saggi con riferimenti storici, culturali e anche fantastici, che andavano ben oltre i particolari degli eventi del giorno. Conobbe Patrice Lumumba in Congo, Ben Bella in Algeria, Che Guevara a Cuba, Idi Amin Dada in Uganda… Era in Zanzibar durante le sommosse del 1964, coprì la guerra tra Honduras e El Salvador nel 1970 (che proprio lui battezzò “guerra del calcio”) ed era in Sud Angola nel 1975, quando il paese, diventato indipendente dal Portogallo, entrò in guerra civile e fu invaso dal Sudafrica.
Ha pubblicato la sua opinione sul mestiere di giornalista nel 2000, nel libro scritto in lingua italiana: Il cinico non è adatto a questo mestiere: conversazioni sul buon giornalismo, edizioni E/O, Roma. Nel 2003 è tornato sul tema nel suo libro Autoportret reportera (Autoritratto di un reporter) pubblicato dalla Znak di Cracovia. Nel 2003 ha vinto il Premio Principe delle Asturie per la categoria Comunicazione e umanità. In un’intervista del 2006 con l’agenzia di stampa britannica Reuters, Kapuściński disse che scriveva non per dei lettori polacchi e nemmeno europei ma «per quelli di dovunque che però si sentivano abbastanza giovani per rimanere curiosi del mondo».
Oltre la madrelingua polacca, parlava correntemente russo, inglese, spagnolo, francese e portoghese. Era «visiting professor» delle università di Bangalore, Bonn, Città del Capo, Caracas, Columbia, Harvard, Irkutsk, London, Madrid, Mexico, San Sebastian, Temple University e Vancouver. Sempre nel 2006 ha ricevuto una laurea honoris causa in traduzione e mediazione culturale presso l’Università di Udine e, nell’ottobre dello stesso anno, ha trascorso tre giornate in Italia, ospite del Centro per la Pace del Comune di Bolzano; è stata la sua ultima uscita pubblica.
È morto il 23 gennaio 2007 a Varsavia.